All’ora di pranzo vien sempre un certo languorino.
Questa fame mi sta corrodendo. Sensazioni che non bussavano alla mia porta da tanto, troppo tempo.
Sono famelica*. Sono vogliosa all’inverosimile. E’ una fame che ti strazia.
Non è solo quel fastidioso buco nello stomaco, non è quella fame sintomo di isteria. Non è fame per noia, per nervosismo.
Se avete mai sperimentato una qualsiasi di queste, immaginate che la mia fame sia moltiplicata per infinito. Mi piega, mi lascia senza respiro. Midriasi. Tachicardia. Immagini. Si susseguono frenetiche. Negli occhi. Cambiano colore. Cambiano forma e sapore.
Sono affamata. E questa volta, stranamente, non solo di sesso.
Ho fame dei tuoi occhi. Del tuo sorriso. Della tua pelle, dei tuoi colori.
Dell’odore che emani. Ho fame delle tue mani. Ho fame dell’imbarazzo. Ho fame di sguardi timidi che evitano di incrociarsi. Ho fame del tuo labbro inferiore. Di ogni singola cellula. Del tuo sangue, che pende ai lati della tua bocca. Voglio vederti sorridere, ancora. Ingenuo, delicato.
La fame non mi passa ancora. Così mi accontento di un surrogato di te.
Ma le farfalle sono ancora nel mio stomaco. Volano, ma sono cieche. Si scontrano contro le pareti viscide, diventano putride e sporche di chimo.
Non si fermano.
Non si fermano.
Non si fermano.
Non si fermano.
Non si fermano.
Non si fermano.
Nutritemi, vi prego.
*NOTA CRETINA CHE OGNI TANTO CI STA.
E dopo psichedErica, istErica, cadavErica… ci mancava pure famErica.
Ok. Basta. E’ la fame. E stranamente non è CHIMICA.
Poscritto: NON E’ DEDICATO A CHI CREDETE VOI, STRONZI.

Mi avvicino sempre più alla mia preda.
Ma ora subentra un’altra fame.
DATEMI UNA LUCKY STRIKEE