Bella e sbronza.

•12 Aprile, 2009 • Lascia un Commento

Le luci si sovrappongono
i suoni si affollano nella mia
mente mentre tutto sembra
muoversi e nel mio stomaco
un tumulto si condensa ed
emulsiona finché tutto non
esplode nella fredda bianca
solitudine di un gabinetto.
Quanto mi manca la tua
voce ed il tuo viso che
ondeggia davanti ai miei
occhi il tuo respiro la tua
presenza. E invece sono
qui piegata su un cesso
ad espellere nel modo più
innaturale che esista tutto
ciò che nel mio corpo si sta
muovendo. Vorrei sentire la
tua voce pronunciare di nuovo
quelle parole che mi fanno
stare bene anche se vorrei
vomitare tutta la mia anima.

«Come sei bella».

Sì, ma anche molto sbronza.

Stasi.

•23 Marzo, 2009 • Lascia un Commento

Si può ballare stando fermi?
La mia mente danza
sulle note della notte,
la tua bocca compagna
perfetta per la mia.
Danzano tenendosi per mano.

Improvvisamente amo ballare.

Febbraio.

•23 Marzo, 2009 • Lascia un Commento

Labbra morbide
ed un orgasmo
di calde lingue
e dolce sapore
di tabacco e di montagna.
Pensieri, di luminoso profumo
e silvestre dolcezza, si snodano
lungo il labirinto della mente,
come perversi itinerari
fra le fronde cerebrali.
Ti bacio.
Cadono dai tuoi occhi mille stelle.
Perché piangere, se si è felici?

… e chiamala primavera!

•22 Marzo, 2009 • 2 Commenti

Vento gelido che scompiglia i capelli,
pioggia sottile che frusta sul viso,
ombrelli che si scontrano,
macchine che passano
e ti sommergono.
E i mandorli in fiore?
E la dolce brezza pomeridiana?

Boh.

Fotocopie.

•19 Marzo, 2009 • 2 Commenti

Vi è mai capitato, al liceo, di tentare in tutti i modi di fregare dal registro dei prof. la fotocopia con la versione, o con i problemi di matematica per i compiti in classe del giorno successivo?
Beh, per la prima volta, noi ci siamo riusciti. Peccato che non sapevamo come fotocopiarla per tutta la classe, visto che le cartolerie, alle 13.00, erano chiuse. Aperto era solo un negozio di pompe funebri, al quale ci siamo rivolti per fare queste benedette fotocopie :-D Non vi dico la puzza di morto e l’esposizione di bare che c’era nell’ingresso xD.
Succede anche questo da noi. I folli si trovano ovunque. :-)

Poi vi fò sapere com’è andato il compito di chimica. ^_^
Saluti.

Un’altra me

•18 Marzo, 2009 • 3 Commenti

ATTENZIONE:
prima di leggere quest’articolo siete pregati di leggere
qui, ed in particolare i commenti. Grazie.

A volte ci si guarda allo specchio, e non ci si riconosce.
A volte vediamo di fronte a noi qualcun altro.
A volte tentiamo di avvicinarci, di toccare quel qualcuno.
E troviamo l’impalpabile.

Altre volte invece, non si tratta di questo. Altre volte, stranamente, non siamo noi a non riconoscerci, ma è qualcun altro che si riconosce in noi. No, tranquilli, per la prima volta sto scrivendo un articolo da sobria. Non sto vaneggiando, sto solo cercando di dire che, quando meno te l’aspetti, qualcuno, di cui non sai niente -dove viva, quanti anni abbia, che faccia abbia-, viene da te e dice di essere te. O un fac-simile di te. O qualcosa del genere. Insomma. Siamo unici al mondo o no???
Certo è che, tra 6.750.819.383 abitanti qualcuno deve per forza assomigliarsi. Però noi viviamo la nostra vita, senza porci il problema. E magari un giorno ci si presenta qualcuno di cui siamo l’esatta copia. Magari siamo più belli, più bassi, più grassi, più biondi, con gli occhi più azzurri, con la pelle più scura. Ma la sostanza rimane la stessa.
E’ come se nascessimo tutti in una fabbrica di cioccolatini. Ognuno di noi è un cioccolatino diverso, chi bianco, chi al latte, chi fondente. Ogni cioccolatino ha un retrogusto diverso, un ripieno diverso, alcuni hanno le praline, altri la glassa, altri le nocciole. Sono di forma e dimensione diverse e, ovviamente, anche l’incarto è diverso, per forma, colore, materiale, fantasia. Insomma, troverete sempre cioccolatini diversi tra loro, che si differenziano anche solo per una virgola. Bene. Mettiamo il caso che l’addetto ai ripieni quella mattina fosse particolarmente stanco, perché ha una moglie che russa e un figlio piccolo rompiballe che frigna in continuazione. Mettiamo il caso che quell’addetto ai ripieni, quella mattina, per errore, abbia messo lo stesso ripieno in due cioccolatini diversi. Bene, questo è un po’ quello che è successo a me: ho “incontrato” un cioccolatino col mio stesso ripieno.
E mica son cose che capitano spesso, visto che ultimamente alla fabbrica dei cioccolatini assumono solo addetti ai ripieni con grande esperienza, ottimo e background e, soprattutto, single.

Dopo questa digressione, mi scuso con quelli che per cinque mesi hanno visitato il mio blog senza leggere nulla di nuovo. Me ne sono successe di tutti i colori, e la cosa più bella, più importante, è sicuramente quella d’aver trovato l’ammmmmmmmmoooooooooore.

P.S.: Se avete trovato interessante questo articolo, se vi ha colpito, se vi ha ricordato qualche vostra esperienza, o semplicemente se, passando di qui, avete provato pietà per questa blogger fallita, lasciate un commento.

E anche oggi non ho fatto un cazzo.

•28 Ottobre, 2008 • 3 Commenti

Quella che leggete nel titolo è la frase che mi dico più spesso.

E’ che, piano piano, mi sto rendendo conto di essere una grandissima cazzara. Avete presente quei giorni in cui vi alzate da letto e, noncuranti del lavoro, della scuola, delle responsabilità, avete voglia di gridare OGGI VOGLIO SOLO CAZZEGGIARE?

Beh, a me sta cosa succede ogni ogni ogni giorno. Ma, calma, c’è cazzeggio e cazzeggio. Come dico io, esiste quello costruttivo e quello distruttivo. Io sono una che ama il cazzeggio costruttivo, che significa, insomma, fare delle cose assolutamente inutili ma che non nuocciano (si può dire?) alla salute di te e di chi ti sta attorno.

Esempi vari:

  • Passare una mattinata a Bari a farsi foto idiote, a parlare di filosofia e pagare un cappuccino la bellezza di 2.50 € è cazzeggio costruttivo, ma distruttivo per le mie finanze;
  • Passare le ore di Storia dell’Arte a costruire sculture della Venere di Willendorf fatte con la gomma pane rosa è cazzeggio costruttivo;
  • Passare le proprie giornate non a fare i compiti, bensì leggendosi libracci impolverati nella biblioteca riguardanti il Santo Graal è cazzeggio costruttivo;
  • Passare i propri pomeriggi a cazzeggiare tra Facebook e Msn è cazzeggio costruttivo;
  • Passare le nottate a suonare la chitarra mentre tuo padre ti bestemmia è cazzeggio costruttivo, ma non per mio padre;
  • Passare i propri pomeriggi a vedersi la bellezza di 5 film su Sky Cinema è cazzeggio più che costruttivo.

E potrei continuare all’infinito.

Ah, dimenticavo, scrivere questo intervento è cazzeggio distruttivo.

Tra cicchetti al rum e palle da bowling.

•26 Ottobre, 2008 • 4 Commenti

Ieri sera ho preso una sbronza colossale e tutt’ora ne porto i segni.

Ieri sera qualcuno, a kilometri e kilometri di distanza da casa mia ha giocato a bowling e non azzeccava un tiro.

Io invece ieri sera di tiri ne ho fatti e pure tanti, e si vede.

Spero davvero che il vostro sabato sera sia stato meno traumatico del mio, anche perché sotto i fumi dell’alcool non sono affatto simpatica. :D

E la cosa più tremenda è che stasera c’è un’altra festa noiosa piena di musica tunz tunz, ragazze in abiti succinti e sedicenni idioti con scompenso ormonale. E’ il compleanno della mia amica, devo andarci, ma so che se ci andrò finirò per scaricare tutta la mia noia sulla bottiglia di prosecco… quindi penso di disertare, tornare bambina e andare a vedere Wall-E al cinema.

AUGURI MARTINA.

… un bel po’ di frasi confusionarie per far sapere al mondo intero quanto sono cretina ed irresponsabile. Ma quando nunc bibendum est*, non ci si può sottrarre.

* è l’ora di bere.

Riflessioni sui libri di scuola elementare.

•23 Ottobre, 2008 • 3 Commenti

In questi giorni se ne sentono di tutti i colori. Sappiamo che la stragrande maggioranza dell’Italia ha votato il governo Berlusconi, eppure ovunque nel Bel Paese si vedono scioperi, manifestazioni, sQuole oKKupate. C’è chi parla di nuovo sessantotto, e c’è a chi, come me, viene un po’ da ridere. Chiariamoci, io sono la prima che sciopera, in quanto studentessa liceale che pensa al proprio futuro… ma pensiamoci, un sacco di persone che hanno votato a destra stanno scioperando. Questa situazione ce la siamo cercata NOI, carissimi (o meglio, ve la siete cercata, visto che noi studenti, quelli su cui ricadono molte delle conseguenze di questa “riforma”, non siamo in età di voto…), e quando sento persone di destra, e anche convinte, parlare di “rivoluzione”, riesco a stento a trattenere una fragorosa risata.

LA PROSSIMA VOLTA PENSATECI DUE VOLTE PRIMA DI VOTARE!

Ma il punto non è questo, o meglio, non è SOLO questo. L’altro giorno, il mio cuginetto compiva 2 anni, e così sono andata assieme ai miei a casa sua per partecipare ad una festicciola abbuffosa. Suo zio, un 40enne con problemi di esaurimento nervoso e depressione, ha iniziato a parlarmi. Mi ha raccontato un aneddoto che mi ha fatto molto riflettere, sulla vita, sul pensiero, e anche un po’ alla scuola. La scuola che adesso noi non vedremo più, la scuola che si abbandona a 14 anni, la scuola del maestro unico, delle bacchettate sulle mani, la scuola senza maestri, la scuola senza fondi, la scuola senza scuola. Quella scuola appunto, che lui frequentava 30 anni fa.

Quando facevo la scuola elementare, m’è capitata una cosa che non mi dimenticherò mai. Sul mio libro c’era disegnato un negro che diceva “Io devo mangiare perché così diventerò forte e potrò combattere contro i prepotenti”. Così io da allora ho iniziato a mangiare molto, perché volevo diventare forte, proprio come quel negro. Ho mangiato tanto fino a 40 anni, ma poi ho capito che quella forza che io trovavo nel cibo, la devo trovare dentro di me, perché sta qui, nel nostro cervello, la forza, non nella panza.

Ho riflettuto… ho pensato a quanto quest’uomo, dopo una laurea con 110 e lode, si sia rovinato l’esistenza. La sua gioia, così incontenibile, per aver raggiunto il proprio obbiettivo l’ha portato alla pazzia. E lui, ha finalmente capito che la sua forza è nella sua indipendenza di pensiero. Quanti di noi, sani di mente, potrebbero fare lo stesso ragionamento? Pochi, forse, proprio perché non tutti hanno indipendenza di pensiero. Soprattutto se, l’istruzione in Italia, resterà in mano di pochi eletti, se i ragazzi a 14 anni inizieranno a lavorare e se all’Università si taglieranno fondi sulla ricerca. La saggezza ce la si può ricavare da soli, direte voi. D’accordo, ma fino ad un certo punto. La saggezza, a volte, non basta. Fra dieci anni avrete medici incompetenti, professori poco preparati, ponti che crollano perché progettati da cattivi ingegneri. E il problema sta a monte: se non avessimo (noi, popolo italiano) votato questa coalizione, non ci sarebbe mai stata questa riforma, nessuno avrebbe perso ore di lezione, nessuno avrebbe ricevuto manganellate dalle forze dell’ordine chiamate per presidiare atenei, licei, e scuole superiori. Nessuno avrebbe tolto quei (già pochi) soldi all’Università e probabilmente fra 10 anni avremmo potuto avere ottimi medici, eccellenti insegnanti e i migliori ingegneri del mondo. Perché la materia prima, in Italia, c’è eccome, ma viste come stanno le cose, è davvero inevitabile la “fuga di cervelli”.

Un po’ come dire: la cazzata è stata fatta, ora ne paghiamo le conseguenze. Certo, saranno 5 anni d’inferno, ma si spera almeno che le nostre “rivolte” servano a far capire che razza di governo avete votato.

P.S.: Non si offendano i lettori di destra, la mia è solo una riflessione personale.

Forse domani…

•15 Ottobre, 2008 • 1 Commento

Chiedo umilmente perdono ai miei cinque lettori (topos modestiae, Manzoni docet) per l’assenza verificatasi nell’ultimo periodo, ma la voglia di cazzeggio si fa sentire e non ho voglia nemmeno di pigiare i tasti per scrivere… anche se, visto che vado sempre scialando su internet, questa non è una buona scusante. Il fatto è che non mi accade mai qualcosa che merita di essere raccontata, mai nessuna riflessione… e mi limito sempre a rimandare, ad usare sempre la stessa frase formulare, come facevano i rapsodi boemi: ‘forse domani andrò a comprare quell’affare per la chitarra’; ‘quando porti a Elda il libro che ti ha prestato?’ ‘forse domani…’. Forse domani, continuo a dire. E a furia di rimandare, se c’era qualcosa da dire me la son già dimenticata in itinere.

Che poi pensavo… ma in realtà chi lo legge sto blog??? Poca gente. E scommetto che questa poca gente poco se ne frega di quello che accade (o meglio, che NON accade) ad una sedicenne un po’ cretina. Vi ricordate quello che scrissi nel primissimo post?? Che alla fine finisco per abbandonare tutto, ogni volta. E ogni volta si ricomincia. Un circolo vizioso, lo chiamerebbero i più.

Insomma, purtroppo non ho potuto deliziare le vostre palle visive postando i miei disegnini, ma probabile che qualcosa da dire la trovo. Facciamo che se entro la giornata mi viene in mente qualcosa, apro un nuovo topic e chi s’è visto s’è visto.

Nel frattempo, meditiamo.

Updates vari tra sesso e castità… ed un po’ di ermeneutica.

•1 Ottobre, 2008 • 3 Commenti

Chiedo umilmente venia ai miei (pochi a dire il vero) lettori abituali per l’assenza verificatasi in codesti ultimi giorni ma, un po’ per la prematura dipartita di Rick Wright che mi ha sconvolta, un po’ perché avendo iniziato il primo liceo quest’anno sono spesso occupata tra letteratura latina e estrazione dei radicali, un po’ perché CERTE PERSONE del forum CdS mi stanno tenendo costantemente occupata su msn (piacevolmente si intende…), un po’ perché il suddetto forum va visitato ad ogni minuto di ogni ora di ogni giorno sennò si perdono news di fondamentale importanza per l’umanità, un po’ perché son presa dalle spassosissme vignette di Lario3, un po’ perché sono stata troppo impegnata a prendermi una bella influenza di prim’ordine… beh, un po’ per tutti questi motivi, non mi sono dedicata al mio blog. E adesso se permettete vado a castigarmi…

§§§

Bene, questo articolo non ha un fine. Non c’è niente da dire, non è successo niente… Continuerò a girare attorno senza uno scopo e vi annoierò a morte. Ah dimenticavo… volevo fare un piccolo tributo al mio amico Caio Scostastifescu

MA SETTE SBERLE CHE BERLUSCONI COMPIE GLI ANNI

E con quest’ultima boiata da delirio febbrile vi lascio alle vostre faccende. Penso che sia il post più scemo che mai scriverò nel blog, anzi, è il post più scemo di tutta WordPress, anzi ancora, E’ IL POST PIU’ SCEMO DELL’INTERA BLOGOSFERA!!!

E nella prossima puntata, i miei fumetti e disegni!!!

W la scemità.

Una recensione… più o meno

•21 Settembre, 2008 • 6 Commenti

Durante quest’estate mi è capitato di leggere diversi libri, ma quello che risulta essere più degno di nota rispetto a tutti gli altri è sicuramente “Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde.

La storia è ambientata a Londra in una non meglio precisata epoca (anche se è facilmente intuibile che si tratti della seconda metà dell’ottocento, epoca contemporanea allo scrittore).

Dorian Gray è un ragazzo affascinante, incantevole, dal carattere puro e gentile. Non si può fare a meno di essere attratti dalla sua figura e dai suoi lineamenti perfetti, e nemmeno Basilio Hallward, famoso pittore, riesce a resistergli. Presto Dorian diviene l’unica ispirazione del pittore, l’unico soggetto degno di essere ritratto. La storia ha inizio nello studio dell’artista, dove era solito ritrarre il giovane. Qui incontriamo il cinico e carismatico Lord Enrico Wotton che, visto il ritratto di Dorian, ne resta colpito a tal punto da volerlo assolutamente conoscere. Incontratisi, i due rimangono reciprocamente affascinati dalla loro personalità e Lord Enrico, rivolgendosi a Dorian, inizia a plagiarlo, dicendogli che la bellezza è il bene più prezioso di cui si possa disporre, e che lo scorrere inesorabile del tempo porterà con sé anche il suo dolce aspetto, e null’altro gli rimarrà se non il ricordo del suo passato. Dorian, illuminato dalle ciniche, ma pur sempre vere parole di Enrico, non riesce a tollerare l’idea di  invecchiare, mentre i suoi ritratti, dipinti da Basilio Hallward, rimarranno immutati nel tempo. Così, preso dalla rabbia, esprime il desiderio che i segni inevitabili che il tempo e le esperienze negative della vita lasciano sulla pelle possano comparire solo sul ritratto, e non su se stesso, e in cambio di ciò sarebbe stato disposto a dare anche la sua stessa anima. Da quel momento, come per incanto, qualsiasi cosa egli faccia, qualsiasi azione egli commetta, i tratti del suo volto muteranno solo nella tela e non intaccheranno minimamente la bellezza e la gioventù della sua persona. Mentre il quadro porta i segni dell’età che avanza, l’anima di Dorian porta quelli della progressiva decadenza morale, alla quale l’eccessiva dedizione al culto del bello e della superficialità, insegnategli da Lord Enrico, lo ha portato. Il suo ritratto diventa lo specchio della sua anima. Col passare del tempo l’animo di Dorian si macchia di terribili peccati (tra cui l’istigazione al suicidio) e il ritratto ne riporta fedelmente le cicatrici. Dorian, sconvolto, nasconde il ritratto, non sopportando l’idea di vedere, e di far vedere, quelle espressioni di malignità e quelle rughe comparire sulla tela. Arriva ad accusare Basilio di tutto ciò che gli stava succedendo, e, colto dalla rabbia, lo uccide. Stanco del suo triste segreto, voglioso di dimenticare e di poter cominciare un nuovo capitolo della propria esistenza, ed essere realmente buono, decide di distruggere l’odiata tela. Ma il ritratto è custode della sua anima e il pugnale che la mano di Dorian muove per distruggerlo finirà per colpire se stesso. Distruggendo il quadro Dorian pone fine all’altra parte inseparabile di sé, e quindi anche alla sua stessa vita, ricongiungendosi infine con la sua anima corrotta e maligna. Caduto a terra morente, il suo volto riacquista le sue naturali forme, mentre il dipinto, liberato dalla diabolica anima, tornerà a risplendere della giovinezza di vent’anni prima.

Oltre alla fantastica storia e agli accattivanti personaggi, mi ha colpito molto il fatto che Oscar Wilde sia riuscito ad esprimere i mali dell’animo umano rendendoli non solo accettabili, ma una sorta di graziosi difetti; inoltre ho trovato molto interessante il filone narrativo dell’arte che percorre tutta la storia, ossia la visione edonistica della vita di Wilde, riportata fedelmente nel romanzo sottoforma di filosofia di vita di Lord Enrico. Wilde infatti, non ritiene che sia l’arte ad imitare la vita reale, bensì che la vita sia un risultato dell’arte stessa, come infatti succede al nostro Dorian. Egli, impegnato in una ricerca edonistica, non si rende conto della corruzione che il piacere  per l’arte ha esercitato su di lui, e di conseguenza viene portato allo sfacelo morale e, successivamente, al crimine. Ho trovato di grande interesse anche il saggio sul libro ad opera di Bernhard Fehr, il quale sottolinea l’importanza del romanzo À rebours di Huysmans nella vita viziosa e depravata di Dorian, oltre all’eccessiva dedizione per l’estetismo.

Insomma, a mio parere un libro molto interessante, soprattutto per quella semplice filosofia che aleggia durante la lettura. Una sottile analisi sulla personalità umana e sulla vita, sul piacere e sul peccato, che, per citare proprio Wilde, … è una cosa che si legge nel volto di un uomo e che non si può nascondere. Il contrasto tra apparenza e essenza, tra ciò che è visibile agli occhi e ciò che è intimamente nascosto in ognuno di noi, che riprende un po’ i temi pirandelliani condisce il tutto, lasciando chiunque legga, con qualche interrogativo in più sul mistero della vita e sull’essenza dell’uomo. Piacevoli ed interessanti le riflessioni implicite sull’edonismo, intrigante la personalità manipolatrice di Lord Enrico. Un giudizio più che positivo, in conclusione, anche se mi permetto di giudicare negativamente il capitolo XI, dove Wilde si perde in descrizioni sin troppo accurate ed elenchi piuttosto noiosi e fini a se stessi, senza avere, cioè, una particolare valenza ai fini della trama. Un capitolo che interrompe bruscamente l’andamento piacevole del romanzo, deludendo spesso le aspettative dei lettori.

Il valore di una lacrima

•16 Settembre, 2008 • 3 Commenti

… stamattina ero a scuola, e una mia amica mi fa: “Stamattina ti ho pensato… mio padre stava sentendo al telegiornale di quello dei Pink Floyd che è morto.” Non ci volevo credere. Ho pensato ad uno scherzo o che si trattasse di qualche servizio su Syd Barrett… e invece, qualcun altro dice in lontananza “Sì sì, è morto il BATTERISTA dei Pink Floyd”… la mia reazione è stata istintiva… poche lacrime iniziano a colarmi sulle guance, e poi continuano, a goccioloni… eravamo in palestra… mi chiudo in bagno, mi chiudo nel mio dolore singhiozzando impotente di fronte alla morte… Nick Mason, pensavo… Ma come, come è possibile… piangevo, sotto gli occhi scandalizzati dei miei compagni che snobbavano il mio dolore, che dicevano che era una persona come le altre… sentire la mia migliore amica dirmi ridendo “Ma che te frega, neanche lo conoscevi”… mi ha provocato dentro un dolore ancora più grande. Un dolore che si può riassumere con queste parole… sì, è vero, io non lo conoscevo di persona. Ma lui conosceva me e io conoscevo lui… si faceva conoscere attraverso la sua musica, lui VIVEVA (e continuerà a vivere) attraverso la sua musica e al contempo faceva vivere me. Forse agli occhi dei miei compagni sarò sembrata una pazza, una stupida… ma certe emozioni non si possono trattenere. A casa ho subito controllato su internet… no, Nick Mason è vivo. Ho capito che si era trattato di un errore e un sorriso infelice ha fatto comparsa sul mio volto. Scorro la pagina: Richard Wright, tastierista dei Pink Floyd, muore a 65 anni. Ho urlato, ho pianto… la sua voce fantastica, il suo volto gioviale… quei suoi capelli mossi… mi è subito venuto alla mente il video di Echoes che potete vedere sotto l’articolo… e non sono riuscita a trattenere le lacrime. Di fronte alla morte il pianto di una sedicenne fanatica potrà sembrare ridicolo. Ma per me non lo è… il mio dolore è pari a quello che avrei con la morte di una persona cara… tutti questi musicisti straordinari, per me, sono i migliori confidenti… sono come quegli amici che ti asciugano le lacrime quando sei triste… sono quelli che mi hanno dato la carica, che mi hanno fatto sorridere e fatto venire i brividi. Sono quelli che io non alzo a rango di divinità, ma che considero amici, quelli che mi hanno dato le più grandi emozioni, più di qualsiasi altro.
Forse sono pazza, forse esagero. O forse sono solo una persona legata, anche se da un filo invisibile, ad un altro essere umano, una persona che mi ha dato tanto, e che forse, anche se involontariamente, mi ha aiutata a crescere.
Da oggi una nuova stella brillerà nel cielo… spero che continui a comporre tappeti fatti di sogni e polvere di stelle e che da lassù ci delizi ancora con la sua poesia, la sua musica.
Oggi ho scoperto cosa è il “dark side of the moon”.

Spero che riusciate a leggere questo articolo prima della fine del mondo

•10 Settembre, 2008 • 4 Commenti

Blablablablablablablablabla.

Piccoli momenti di follia quotidiana degni di un personaggio pirandelliano.

L’Es, l’Io e il Super-Io: una stupida digressione di carattere freudiano. Oppure no.

•9 Settembre, 2008 • 3 Commenti

L’altro giorno facevo una ricerca su un film di David Lynch che ho visto tempo fa, Mulholland Dr. Secondo alcuni, le tematiche del film si potrebbero riassumere con la visione freudiana della personalità, ossia la trinità: l’Es, l’Io e il Super-Io. Ora, da grande appassionata di Sigismondo e delle sue teorie, mi ritrovo spiazzata di fronte ad una realtà a me ancora sconosciuta. Infatti, non ero a conoscenza di queste teorie riguardanti la personalità umana, così ho cercato di documentarmi alla meno peggio. Ed è qui che subentra

WIKIPEDIA

L’enciclopedia libera, dicono. Troppo libera però, visto che coloro che hanno scritto pagine riguardanti le suddette teorie freudiane sono stati poco chiari, e quindi la sottoscritta è rimasta ancora col dubbio. Riuscirò a farmi cullare anche stanotte tra le braccia di Morfeo circondata da tranquilli sogni, o anche stavolta il Super-Io dichiarerà la tregua nella sua attività di censura che filtra l’Es, l’inconscio e l’Io cosciente? Ok, sto vaneggiando.

Certo è che, di questi tempi, Freud o non Freud, Lynch o non Lynch, dormire è davvero difficile. Non parlerò dei già troppi osannati temi di crisi politico-economico-sociale perché ci pensano già altre persone più competenti. Mi occuperò, invece, di una tematica tanto frivola quanto determinante nella tranquillità delle mie giornate: la festa patronale del mio paese, una roba che mi irrita più di Enrico Ghezzi.

Ebbene sì, tre giorni in cui ritroviamo l’apogeo della raffinatezza e dell’eleganza del mio paese. Si fa per dire. E come se non bastasse, quest’anno ce ne hanno rifilati ben quattro di giorni. Volevo lamentarmi brevemente della fiera del paese con annessi e connessi.

Un trionfo di illuminazioni pacchiane lungo tutto il borgo antico, con tanto di facciata di una nota chiesa ricostruita con lampadine verdi, rosse e gialle. Una fiumana di persone che cerca di avanzare tra le miriadi di bancarelle, chi con passeggini vari, chi con bambini minuscoli che frignano se, inevitabilmente, vengono investiti dalla gente, vecchietti che avanzano a passo di tartaruga, vocii assordanti. Poi ogni anno, c’è l’articolo di tendenza della fiera. Qualche anno fa c’erano delle sacche nere con decorazioni etniche. L’anno scorso le borse di finta pelle con raffigurazioni di The Nightmare Before Christmas, ovviamente senza autorizzazione della Disney o del divino Tim Burton. Quest’anno sono ben due (eh già, sta volta abbiamo aumentato un po’ di tutto: giorni, mode, truzzaggine e chi più ne ha, più ne metta… ma si sa, melius abbundare quam deficere): la scimmietta di peluche, con le zampe lunghissime, con tanto di velcro sulle manine per potersela mettere a mo’ di collana, alcune provviste di cappello, altre di gilet, altre di entrambi rigorosamente in coordinato, altre ancora totalmente ignude. E per i più esigenti ci sono anche quelle con gli occhi che si accendono di rosso e dotate persino di verso alla-nonnina-fantasma-del-film-The-Eye (ossia verso da mucca morente). Insomma una scimmietta horror da sognartela la notte, e qui mi sa che il Super-Io non può tanto intervenire. E il secondo articolo è il FAVOLOSO e RAFFINATISSIMO cappello da Cow-Boy, in vari colori, decorazioni e forme, per tutte le tasche e per tutti i gusti, e se ne prendi uno per tutti i membri della famiglia ricevi uno sconto e un cappello mini da mettere alla scimmietta horror, così facciamo l’amplein.

A ’sto punto, preferisco perdere una serata a cercare di capire quei maledetti articoli su Wikipedia, sperando che il mio Io capisca ciò di cui blaterano.

L’unica cosa degna di essere ammirata durante la mia festa patronale è il meraviglioso lavoro fatto dai Madonnari, una categoria di artisti non molto tutelata. Dovrebbe esserci la Le.Mad.I., LEga MADonnari Italiani. E se non c’è, dovrebbero inventarla.

P.S.: Ringrazio Alianorah (te rilinko… eheh) e Lario3 per essere stati i primi a visitare e a commentare il mio blog.

Poche ore di futile importanza.

•6 Settembre, 2008 • 7 Commenti

Eccomi qua. Ci sono ricaduta. E pensare che mi ero ripromessa di non farlo più, e invece, ci sono di nuovo dentro.

Che strana cosa il blogging. Uno ne entra a conoscenza per caso, magari vedendo quell’odioso asterisco arancione lampeggiare vicino all’avatar di un contatto, ci clicca su e… scopre. Scopre che, grazie al Web 2.0 (non si capisce se cosa positiva o negativa) tutti, gratuitamente, hanno la possibilità di mettere alla portata degli utenti di internet i propri pensieri, le proprie foto. E, chi più, chi meno, rimangono affascinati da quegli sfondi glitterati emo-style (o truzzo-style), da quei gadget laterali pieni di foto, video, aforismi copiati in giro per la rete eccetera eccetera. Inevitabilmente si resta incollati a quegli sfondi psichedelici e assuefatti da quella musica truzza che, senza avvertirti, inizia a uscire fuori dalle tue casse a tutto volume appena clicchi sulla stellina arancione, tra te che cerchi di capire da dove provenga, e tua madre che ti bestemmia perché l’hai distolta dalla sua siesta pomeridiana. Senza accorgertene, diventi anche tu blogger. Si fa per dire. Diciamo che, diventi un niubbo della rete, uno di quei tanti bimbominkia che aprono un Windows Live Spaces tanto per, solo perché lo fanno tutti, per inserire in rete i testi della sua canzone preferita dei TH (x gli stpd ignioranti k nn capscn nnt di musika sn i miticissimi TOOOOOOOOOOOOOOOOOOOKIO HOOOOOOOOOOTEEEEEL bill kaulitz ich liebe dich, cit. bimbaminkia.che.ama.i.tokiohotel), per mettere le proprie foto mentre baciano la telecamera e per riempire di tv1kdbxsencmaspopcxtdvebeseipntsdp i propri guestbook. E parlo così perché, purtroppo, ci sono passata anche io. Certo, non proprio in questo modo, però mi divertivo a inserire post in cui raccontavo le mie giornate piatte che non interessavano a nessuno, nemmeno a quella specie di bimbiminkia che ama farsi i ca22i degli altri.

Insomma. Tante volte avevo deciso di smettere, cancellando i miei vari Spaces su MSN. E tante altre volte ci sono ricaduta, facendone altri e poi altri e poi altri ancora. Dopo un periodo di stasi, in cui di blog non ne volevo più sapere (soprattutto perché non riuscivo mai a portarne a termine, e a fama, nemmeno uno), WordPress è entrato nella mia vita. Finalmente una piattaforma seria, senza sfondi glitterati e molto più professionale di quei già troppo inflazionati Windows Live Spaces. Ho deciso di mettere la mia passione (e, si spera, anche un po’ di talento) per la scrittura alla portata di tutti, o almeno di chi abbia voglia di leggere. Le mie giornate sono comunque piatte, e probabilmente anche stavolta abbandonerò sconfitta questo ennesimo blog.

Quello che spinge qualcuno a perseverare in qualcosa sono gli altri. Quelli che ti dicono “continua così” e anche quelli verdi d’invidia che non fanno altro che criticare. I primi, perché ti sostengono, perché ti dimostrano che quello che fai fà piacere anche a loro… i secondi, beh, per poter dare loro uno schiaffo morale quando si è raggiunto il successo in quella cosa lì. Di quelli verdi di invidia nei miei confronti ne conosco davvero tanti. Ma se quasi nessuno mi dice di continuare su quella strada, come posso raggiungere il successo (o quasi) e quindi poter dare il famoso schiaffo morale? Beh, è proprio in questo che vorrei che le cose cambino. Chissà che questo nuovo percorso non mi faccia conoscere altra gente, altri blogger che, come me, amano scrivere e amano la gente, sia quella che legge, sia quella che non lo fa.

Beh, come inizio non mi sembra poi tanto male. Probabilmente questa pagina resterà immacolata e invisibile agli occhi del mondo. Ma almeno uno ci prova. Se siete inciampati durante il vostro percorso in questa pagina, non andatevene facendo finta di niente. Leggete la mia pagina di presentazione, lasciate qualche commento, visitate questo blog una volta ogni tanto. Aiuterete i pensieri di una banale sedicenne di provincia a diventare qualcosa di più. Non male come cosa, no? :-)

Ummagumma

P.S.: Ringrazio Alianorah, che probabilmente non sa nemmeno chi sia la sottoscritta, per avermi convinta, grazie al suo favoloso blog e alle sue divertentissime parole, a riprendere a pedalare sul sentiero del blogging.