boh, adesso mi va di scrivere un intervento un po’ così.
aboliamo le maiuscole, o se le mettiamo, le mettiamo a cazzo.
usiamo termini volgari, e mandiamo a farsi fottere la sintassi.
mandiamo a farsi fottere anche la coerenza formale.
mandiamo a farsi fottere anche il buon senso.
oggi mi sento così. sconnessa.
io e te possiamo farcela, psiche. possiamo conquistare il mondo.
il nulla. non mi viene quella minchia di aggettivo.
per ora ci appiccico “ubriaco”.
momento panico momento panico momento panico
ajaja. ajagiusto.
così, come viene.
•28 marzo, 2010 • 4 commentiPrimaveravolta.
•21 marzo, 2010 • 2 commenti[The Cure - Pornography > Play]
> One Hundred Years
Io odio la domenica.
Oggi è domenica.
Per tener fede al sillogismo, dovrei dire che odio la giornata di oggi.
Ma ora non sono in vena di aristotelismi.
E’ una domenica come tutte le altre perché passata ad oziare in pigiama, a drogarmi di caffè e a perdere tempo al pc. Quindi, se vogliamo, ventiquattro ore della mia vita buttate al vento, che probabilmente, in punto di morte, rimpiangerò.
Ma anche una domenica diversa dalle altre, visto che è il primo giorno di Primavera.
Non ho mai amato particolarmente questa stagione, per via delle allergie, nè tantomeno il clima caldo.
> A Short Term Effect
Eppure, nonostante sia una domenica da scazzo estremo, nonostante so che passerò i prossimi mesi sommersa da antiistaminici e fazzolettini accartocciati, quando mi sono affacciata alla finestra per fumare una sigaretta, e ho respirato l’aria mite e il cielo delle 18, misto tra l’azzurro e il grigio chiaro, e ho visto i bambini giocare a pallone con le maglie a maniche corte, qualcosa mi ha riempito.
> The Hanging Garden
Forse è stato il presentimento che questa Primavera sarebbe stata migliore delle precedenti, o più semplicemente la voglia di mandare a cagare quest’anno di merda, quest’inverno terribile.
Improvvisamente ho una gran voglia di uscire da questo buco. Anche se sarò da sola, anche se dovrei studiare.
> Siamese Twins
E siccome è pur sempre una schifosa domenica, e di domenica non sono mai felice, compenso la mia ilarità per la stagione in arrivo con una bella dose di depressione endovena. Uno dei migliori album dei The Cure.
Certo che, se la depressione vera fosse meravigliosa come quella che mi provoca questo disco, vorrei ammalarmi per sempre.
IS IT ALWAYS LIKE THIS?
Scopare.
•16 febbraio, 2010 • Lascia un commentoFumo una sigaretta.
Cappotto, sciarpa. E sotto niente.
Si avvicina. Lento.
Mi prende alle spalle.
Con le dita mi accarezza i capelli.
E un brivido percorre la schiena.
Si fa strada fra le mie gambe.
Dalle caviglie, sale fino alle cosce.
Mi penetra, gioca con il mio sesso.
La lingua, gelida e bollente.
Ancora.
Una boccata.
La pelle d’oca e il seno.
Una boccata.
Lento. Ancora.
Aspetta. Dico.
Scivola sul mio corpo.
Come un cubetto di ghiaccio.
Lascia una scia.
Ancora.
Una boccata.
Si muove velocemente in ogni parte di me.
Ancora.
Passa la sua mano sul mio viso.
Una boccata.
Bacia il mio collo. Delicato.
Ancora.
Una boccata. L’ultima.
E’ andato via. Il vento.
Carosello.
•27 gennaio, 2010 • 6 commentiPrima di cominciare a leggere, vi consiglio di far partire questo video, e alzare il volume delle vostre casse.
Così come questa musica mi accompagna nella scrittura di questo post, vorrei che accompagnasse voi nel leggerlo.
Perché non riuscirei ad immaginare queste stupide parole senza questo sottofondo.
Immagini.
Chimica.
Vibrazioni dal suolo.
Si conducono al cervello.
Sono scintille.
Le mani fredde.
Il ventre dolente.
Un bicchiere. Tachipirina.
Luce artificiale.
Chimica. Immagini. Noia. Distrazione. Voci infantili. Eco.
Chimica. Immagini. Scintille.
Chimica. Tachipirina. Immagini.
Eco. Luce. Noia.
Musica.
Bellissima.
Nel tuo mondo ti senti protetta. Sei avvolta da una bolla di sapone, attraverso cui tutte le cose all’esterno sono distorte.
E’ così meraviglioso vedere le smorfie che prendono forma sui volti della gente, vedere i colori che si mischiano fra di loro.
E’ così meraviglioso sapere che, per quanto la gente possa credere di conoscerti, in realtà nessuno sa niente di te. E neanche tu stessa sai niente.
Tutto è filtrato da quella bolla di sapone. Così fragile.
Si muove assieme al vento.
Ondeggia, e con lei ondeggiano le figure al di là di essa.
Ombre di colori chiari si posano sulla sua superficie. Delicati. Con la paura che la bolla si infranga al solo contatto. E con lei, loro.
Gli occhi delle persone sembrano più grandi del normale. Sproporzionati rispetto ai volti che, allungati, sembrano volerti prendere in giro. A volte sono ridicoli, a volte inquietanti.
Cammini, seguita dalla tua bolla. E tutto ti sembra così bello da sembrare una giostra per bambini.
Un carosello che gira più velocemente del tempo.
Risate. Lontane. Eppure così vicine.
Sembrano voci di angeli che intonano un canto sulle note di una musica da carillon.
Tutto sembra così irreale.
Così maledettamente imperfetto.
I colori sembrano abilmente mescolati dal migliore tra i pittori.
Senza criterio. Eppure meravigliosi.
Il vento fischia la più bella melodia mai composta.
Le voci della gente si sovrappongono, ma in quel momento le loro parole confuse ti appaiono come i versi di una splendida poesia.
E’ quel momento che aspettavi.
Quello che speravi arrivasse.
Eccolo.
Quando avresti voglia di gridare al mondo.
Di liberarti del male che ti porti dentro per aprirti, finalmente, alla gioia di quel momento. Con i suoi colori, la sua musica, il suo movimento ipnotico. Nel tuo mondo. Nella tua bolla.
Quando vorresti ritornare su quella giostra per bambini.
Quando vorresti che il tempo si fermasse per un ultimo, infinito istante.
Gira. Più velocemente del tempo.
Musica da carillon. Sublime.
Sublime. Il sorriso.
Sublime.
Così maledettamente perfetto.
The Album Leaf & Sigur Ròs: Over the Pond
Mi sono rotta il cazzo.
•26 gennaio, 2010 • 9 commentiAllora. Chiariamoci.
Probabilmente il mio stile di scrittura è un po’ equivoco.
Quando uso il verbo “innamorarsi”… non intendetelo in senso letterale. Innamorarsi di qualcuno non significa necessariamente farsi le seghe mentali sul primo bacio disegnare cuoricini con dentro il nome della persona in questione incidere tronchi d’albero con cazzate tipo ti amo 3msc 4ever eccetera. Ho superato questa fase.
Per me innamorarsi di una persona significa ANCHE questo.
Ma, nel caso di specie, (cfr. post precedente) non era ciò che intendevo.
Io mi innamoro ogni giorno di tutto ciò che cattura la mia attenzione. Un oggetto, un’idea, un pensiero, un’immagine, una persona, un amico, un parente. Qualsiasi cosa.
Metto in chiaro che non sono innamorata di nessuno (nel senso dei cuoricini e cazzi vari) e in questo periodo non mi interessa niente di tutto ciò.
Metto in chiaro che il post precedente è un ragionamento generico su ciò che tendenzialmente attira la mia attenzione. Scaturito dalla curiosità che mi provoca un certo orsacchio che bazzica solingo per i corridoi di un luogo che frequento spesso. Non mi ci faccio le seghe mentali. Non mi interessa da QUEL punto di vista. Mi incuriosisce. Punto.
E’ ovvio che da questo scaturiscono altre considerazioni, magari con riferimento alle mie passate esperienze. Non posso cancellare il passato, e non posso dire certe cose senza paragonarle a quelle che mi sono già successe.
Quindi, per piacere. Se a voi, miei cinque lettori, è stato spontaneo pensare cose tipo “OoooOOOooooOOOOOOoooOO Psiche è innamorata di un pazzo disadattato depresso maniaco omicida eccetera eccetera”, rispondo: NO. Niente di tutto ciò.
Non cerco l’amore in qualcuno o per qualcuno o da qualcuno. Cerco me stessa.
Finché non troverò me stessa non potrò amare nessuno.
Posso solo godere dell’emozione di amare le piccole cose. Le piccole, apparentemente insignificanti, emozioni di tutti i giorni.
Godo di un bellissimo, mai visto film proiettato all’Arci.
Godo di un certo tipo di musica che probabilmente prima non avrei mai considerato.
Godo di un inaspettato 9 ad un compito di italiano. (non avrei voluto fare quest’esempio ma, che ci volete fare, io GODO!)
Godo di una foto che, a pensarci bene, non è poi così brutta.
Godo di un commento sul blog.
Godo del fatto che lo stile-dePalma ai capelli non mi sta poi così di merda.
Godo del fatto che mia madre mi adora.
Godo del fatto che ho due amiche fantastiche.
Godo del fatto che ho un’amica a qualche chilometro di distanza che sopporta i miei sfoghi cazzoni.
Godo del fatto che qualcuno (un certo, sconosciuto Welsh) legge le mie parole e ci si ritrova. E non mi fa sentire sola.
Godo di tutte quelle cose che non conosco. Che hanno un pizzico di follia e di anomalia dentro. Di tutto ciò che va scoperto, studiato, ponderato. Amo gli enigmi. E non posso farci niente.
Nessuno si senta tirato in causa. E’ solo uno stupido post su uno stupido blog. Cazzo. Non tutte le cose hanno un secondo fine.
E con questa, chiudo.
Saluti.
La Psiche ed Erica.
•26 gennaio, 2010 • 9 commentiOk. Mettiamola così.
Mettiamo che non hai amici.
Mettiamo che quei pochi che hai ti vanno alla stra-grande.
Mettiamo che le tue passioni, però, restano represse in te.
Mettiamo che conosci gente.
Mettiamo che ‘sta gente ti può interessare. In generale.
Mettiamo che ti ci trovi bene a scambiare due chiacchiere.
Mettiamo che ti stanno anche simpatiche, queste persone.
Mettiamo che si possa instaurare un rapporto di amicizia.
Mettiamo tutto questo.
Ora.
Mettiamo che un bel giorno queste persone si aprono a te.
Che non si parli solo delle solite stronzate. Che magari per la prima volta non ti sembra di parlare con una macchina.
Mettiamo che, anche se limitatamente, questa gente inizia a parlarti di sè.
Mettiamo che, anche se limitatamente, inizi a capirne qualcosa in più.
Mettiamo che la cosa ti fa piacere perché, se si espone, vuol dire che in un certo senso si fida di te e che non ha problemi a buttarla un po’ sul personale.
Ma mettiamo anche che…
… quando credevi di aver trovato l’unico cristiano “normale” sulla faccia della Terra, ti accorgi che è invece un’altra di quelle persone piene di cazzi nel cervello che masturba 2 volte la mattina, 1 dopo ogni pasto, e 5 prima di andare a letto.
Ti accorgi che è proprio questo che ti affascina.
Ti accorgi che proprio per questo motivo non riesci a non pensarci.
Che diventa quasi un’ossessione per te.
Un chiodo fisso.
Una noia mortale.
Ti accorgi che la voglia di scavarci in fondo è tale da renderti ridicola e nauseantemente ossessiva.
Ti accorgi che finirai per fare una figura di merda, che queste persone, annoiate da te, ti manderanno a quel paese definitivamente (magari non direttamente perché non vogliono offenderti) così tu rimani con la tua fissazione del cavolo a vita e tanti saluti alla sanità mentale.
Oppure.
[modalità masturbazione mentale: on]
Oppure semplicemente questa gente non ti sopporta. E si comporta da psicopatica proprio perché crede di poterti spaventare e allontanare definitivamente.
[modalità masturbazione mentale: off]
Forse sono masochista.
Forse dopo tante esperienze a riguardo, non riesco ancora a capire che io ho già troppi problemi, e che prendermi carico di quelli degli altri finirà per farmi diventare pazza.
Forse devo curarmi dalla sindrome-da-paladina-dei-disadattati.
Mettiamola così.
Mettiamo che non puoi fare a meno di innamorarti di persone extra-ordinarie.
Mettiamo che queste, come calamite, ti attirano a sè e non puoi farci niente.
Mettiamo che ‘sto rapporto, di qualunque natura sia, cominci.
Mettiamo che inizi ad entrare all’interno dell’universo di queste persone.
Mettiamo che inizi a comprenderle.
Mettiamo che, come al solito, cerchi di mettere ordine nella loro testolina, là dove ci sono dei gap troppo pericolosi.
E fin qua niente di non ancora sperimentato.
Però, Erica… se queste persone non collaborano, se queste persone non provano ad entrare nel TUO mondo e a cercare di colmare i TUOI gap… beh, allora lascia perdere: fuggi, fuggi più veloce che puoi.
Perché va bene che sei attratta dalla gente fuori di testa. Ma dagli STRONZI… no, eh!
Annuncio al popolo
SE VI STO SUL CAZZO E VOLETE ALLONTANARMI DA VOI… CERCATE DI ESSERE QUANTO PIU’ “NORMALI” POSSIBILE.
PERCHE’ SOLO DA QUESTO GENERE DI ESSERI IO FUGGO.
RECITANDO LA PARTE DEI MATTI NON FATE ALTRO CHE AUMENTARE LA MIA CURIOSITA’. E QUANDO QUALCOSA MI INCURIOSISCE, DIFFICILMENTE LASCIO PERDERE.
Voglio solo dormire. E non pensare.
•17 gennaio, 2010 • 4 commentiAccendo la tivù per noia. Non c’è niente.
Mangio schifezze per noia. Il frigo è vuoto.
Giro su facebook per noia. E non c’è mai niente da fare.
Fumo sigarette per noia. E non me le godo più.
Fumo erba per noia. E non penso più.
Suono per noia. E non creo più.
Mi innamoro di chiunque per noia. E non mi sento amata più.
Esco con gente per noia. E non mi diverto più.
Resto a casa. Sola. Col pc, con i programmi trash alla tele, con la musica che non mi dà più emozioni. Qualcosa sta succedendo.
Nonna, cosa hai fatto? Biagio, cosa hai fatto?
Erica, cosa stai facendo?
Non buttare la tua vita. Sento la mia anima che mi invia incessantemente questo messaggio, ma non riesco a farne tesoro. Non so come uscire dalla monotonia delle mie giornate. Dalla solitudine che mi accompagna da tanto, troppo tempo.
Ho pochi amici. Pochi di cui mi posso fidare. Pochi con cui mi diverto. Eppure le giornate sembrano tutte uguali. Mi manca qualcosa, ho un vuoto dentro. Neanche scrivere qui mi riempie completamente.
Vorrei tanto vivere. Vivere ogni singolo istante intensamente, come fosse l’ultimo.
Eppure sto qui, trascurata, con un solo calzino e i capelli da far schifo. Qui, a premere gli stessi tasti sulla tastiera, con le stesse immagini che compaiono sullo schermo. Qui, con le voci della televisione in lontananza, fredde, sconosciute. Ad aspettare che qualcuno mi invii un messaggio, che qualcuno inaspettatamente mi telefoni e mi dica che mi vuole bene così. E che non mi vorrebbe diversa. Ad aspettare che qualcuno mi dica che avrebbe voglia di uscire con me, perché mi trova una persona divertente. Aspetto di non sentirmi più sola. Ma ormai sono anni che mi sento sola. Che mi ammazzo per far stare bene la gente che amo, che nessuno si ammazza per me perché mi ama.
Vorrei tanto vivere. Ma non ci riesco.
E tutto ciò che mi resta da fare è mettermi sotto le coperte e aspettare di addormentarmi. Ancora. E non pensare a tutto questo.
All’ora di pranzo vien sempre un certo languorino.
•14 gennaio, 2010 • 1 commentoQuesta fame mi sta corrodendo. Sensazioni che non bussavano alla mia porta da tanto, troppo tempo.
Sono famelica*. Sono vogliosa all’inverosimile. E’ una fame che ti strazia.
Non è solo quel fastidioso buco nello stomaco, non è quella fame sintomo di isteria. Non è fame per noia, per nervosismo.
Se avete mai sperimentato una qualsiasi di queste, immaginate che la mia fame sia moltiplicata per infinito. Mi piega, mi lascia senza respiro. Midriasi. Tachicardia. Immagini. Si susseguono frenetiche. Negli occhi. Cambiano colore. Cambiano forma e sapore.
Sono affamata. E questa volta, stranamente, non solo di sesso.
Ho fame dei tuoi occhi. Del tuo sorriso. Della tua pelle, dei tuoi colori.
Dell’odore che emani. Ho fame delle tue mani. Ho fame dell’imbarazzo. Ho fame di sguardi timidi che evitano di incrociarsi. Ho fame del tuo labbro inferiore. Di ogni singola cellula. Del tuo sangue, che pende ai lati della tua bocca. Voglio vederti sorridere, ancora. Ingenuo, delicato.
La fame non mi passa ancora. Così mi accontento di un surrogato di te.
Ma le farfalle sono ancora nel mio stomaco. Volano, ma sono cieche. Si scontrano contro le pareti viscide, diventano putride e sporche di chimo.
Non si fermano.
Non si fermano.
Non si fermano.
Non si fermano.
Non si fermano.
Non si fermano.
Nutritemi, vi prego.
*NOTA CRETINA CHE OGNI TANTO CI STA.
E dopo psichedErica, istErica, cadavErica… ci mancava pure famErica.
Ok. Basta. E’ la fame. E stranamente non è CHIMICA.
Poscritto: NON E’ DEDICATO A CHI CREDETE VOI, STRONZI.
Svarione sessuale. Animale. Porco.
•12 gennaio, 2010 • 2 commentiSono quasi sicura
di avere alle mie spalle
un enorme ornitorinco
azzurro.
Lo sento. Sento che
mi alita contro la nuca.
Il suo fiato mi scompiglia
i capelli. Fa drizzare ogni
singolo pelo che ho addosso.
L’iguana. Gigante. Verde, marrone.
Una lingua sottile e chilometrica.
Orribili mani antropomorfe.
Addosso. Sui seni, fra le gambe.
Le bestie mi desiderano.
Tentano la mia carne.
I brividi mi percorrono la schiena.
E’ umida. Bagnata. Eccitata.
Tutto questo è repellente.
Meraviglioso.
Quando non hai ispirazione aspettala. Arriva, prima o poi.
•10 gennaio, 2010 • 5 commentiL’ispirazione ha un profumo inconfondibile. Quando sta per arrivare, la avverti.
Uno strano tepore, evocante l’orgasmo, ti attraversa le ginocchia e percorre i tuoi vasi sanguigni.
Le cosce, il pube. Ti penetra.
Sale fino all’intestino, percorre nove metri di gallerie viscide. E’ innaturale. Ricorda tanto vomitare. Sfida le leggi gravitazionali. Anziché scendere, sale.
E’ un’onda gelida che ti avvolge i polmoni. Ti affatica, ti mette il fiatone. E subito l’adrenalina sale. Perché altrimenti smetteresti di respirare.
Il cuore ha deciso di mettersi a fare i controtempi.
La gola brucia, attraversata da lingue di fuoco. Le corde vocali diventano verdi, ossidate. Producono strani suoni non intonati, stridenti. Dalla bassa intensità. Quasi lontani.
La lingua, bianca. Arida.
Le labbra secche, tendenti al cianotico. Hai perso la sensibilità ovunque. Ed è solo in questo momento che riesci a sentire il terribile tanfo proveniente dalle tue fauci, e capisci che, forse, avresti dovuto lavarti i denti dopo aver mangiato piccante e fumato quaranta lucky strike.
I tuoi occhi diventano due fessure, tentando di mettere a fuoco l’ossigeno e di captare quel profumo che sta per arrivare alle tue narici. Avverti che è vicino, ma non lo hai ancora in pugno.
Dai capelli colano calde gocce di acqua salata. Fanno a gara sulla fronte brufolosa, qualcuna finisce la corsa in prossimità delle sopracciglia, altre prendono qualche scorciatoia. Vince chi arriva prima alla lingua. Eccola lì, la goccia vincente. Si avvicina sempre di più, un’altra piccola goccia le sta alle calcagna, la distanza è impercettibile, la goccia in seconda posizione si scontra contro l’incavo della narice sinistra. Esplode in tante piccole parti. Quella che è in testa alla corsa, tenta di tenere duro. Vuole raggiungere quella cazzo di lingua. Deve. Non può imputtanarsi proprio quando ce l’ha quasi fatta. Un’ultimo sforzo, dice tra sè. Mancano pochi millimetri.
Può vedere il traguardo: è rosso, poroso, umido.
Invitante, eccitante.
Si muove sensuale in un angolo delle labbra. Deve raggiungerlo.
E’ un attimo.
Tutto finisce in una spirale. Le vibrazioni che partono dal basso ventre decretano che la corsa è finita. La goccia si infrange sulla lingua. In mille, piccole gocce. Toccano lente la superficie del muscolo. E ad ogni contatto con essa, si infrangono ancora, diventando infinitamente più piccole. Quando la loro massa si avvicina allo zero, tutto si ferma per un istante.
Le goccioline smettono di rimbalzare sulla lingua, gli occhi si chiudono, non senti più la puzza del tuo alito, le corde vocali si spezzano una ad una e ti frustano la gola, che smette di bruciare; il cuore si ferma con un ultimo colpo di grancassa, i polmoni perdono sensibilità, l’intestino si disintegra insieme ai brividi le vibrazioni le pulsazioni il sangue gli orgasmi i gemiti le sensazioni le emozioni le pulsioni sessuali il cibo la musica la cultura la televisione il giornale il cellulare sanremo l’omosessualità il razzismo la discoteca berlusconi walter veltroni la politica l’ermeneutica oscar wilde dante alighieri lucrezio omero l’australopiteco mangiare dormire cagare fare sesso lavarsi i capelli fumare marijuana coltivare marijuana essere marijuana essere musica essere vibrazione essere parte fare parte farsi un piercing farsi una sega farsi un pompino senza le costole.
Tutto in un secondo. Breve, infinito.
Ed è proprio quando la lingua, impigrita, decide di avvicinarsi al palato, che tutto riprende a girare. Quel contatto, così apparentemente insignificante, fa resuscitare tutto quanto. Quando le papille gustative riescono finalmente a percepire quel sapore salato e amaro delle piccole gocce di sudore. E’ così inutile che ne vuoi ancora. Ancora. Ancora. Ancora sudore.
Gli occhi si spalancano d’un tratto, e riesci a vedere sfocata quella scia che si dirige verso di te.
Non ha colore, non ha forma, nè sostanza. E’ pensiero, è potenza, è atto. E’ inconscio, subconscio. Es, io e super-io. Non è bella da vedere. Ma il suo profumo è una gioia per gli occhi. Tutto quello che desideri è che il profumo ti attraversi le narici. Che accarezzi, passando, le vibrisse. Che arrivi ai tuoi polmoni e che ti riempia. Senti di non aver bisogno di altro.
Solo del profumo dell’ispirazione.
E quando arriva, non puoi più niente. Può essere anche la più brutta ispirazione che abbia mai avuto. Ma ti soddisfa.
Ed è meglio del sesso, della droga, del caffè.
Rosmarino
•10 gennaio, 2010 • Lascia un commentoRicordo. Non dimentico, non ti dimentico. Eppure mi dimentico di te. Quante lievi discrepanze in queste frasi. Sono impercettibili, ma per alcuni la differenza si sente. Sente, senti. Si sente assente. Si sente pesante, quasi si portasse dietro un fardello. Una palla al piede. Di quelle che non cacci per non essere maleducato.1, 2, 3. Casomai qualcuno/a volesse. Seguire le nostre tracce. Fisica. Fisica. Fisica. Physis. Non ho la minima idea di chi sei. Innanzi tutto. E’ domenica. E a quell’ora sono allegramente a mangiare. Fisica. Fisica. Fisica. Non ho tempo per te. Devo stremarmi. Facciamo sabato. Sabato. Oh cazzo mi sono dimenticato di te, della tua presenza, del fatto che hai bisogno di aiuto. Vabbè, cazzi tuoi. Veditela tu, non sono problemi miei. PAZIENZA. Ancora. Pazienza. Sempre, costantemente. Sei atarassica. Fatti scivolare addosso tutta la grandine. Non ti curar di loro, ma guarda e passa.
Ma a tutto c’è un limite.
Mi sono dimenticato di te.
Delirio febbrile
•20 dicembre, 2009 • Lascia un commentoCalore salato
mi accarezza il volto
e le gote si rigano di
nero. Le urla si strozzano
nella mia gola e vorrei
tanto infilare la mia testa
in un forno e far tacere
quella voce che ho nel
cervello.
Vorrei avere un revolver
tra le mani e premere
il grilletto mirando al
tuo petto, non per
ucciderti, ma solo per
farti provare quelle
sensazioni che sto
provando io.
Vorrei tanto avere
del fumo, delle cartine
e un po’ di tabacco
e farne un falò.
Vorrei tanto immergermi
nuda in un lago ghiacciato
con un po’ di whiskey e
con un olandese che mi
accarezza i capelli e mi
lecca i capezzoli e vorrei
anche gridare.
Bah. Non sono normale.
Mi porta il vento
•20 dicembre, 2009 • Lascia un commentoMi porta il vento
e le mani, immobili,
giocano a nascondino
sotto l’azzurro cielo
che mi avvolge le membra.
Spine infuocate di ghiaccio
mi prendono a schiaffi sul
viso e le fiamme che ho
sul capo si muovono
convulse.
Gli occhi della gente
si scontrano coi miei
ed improvvisamente
mi rendo conto che
sono sola e che è
Natale e che fa un
freddo della madonna
e che vorrei tanto
accedermi una sigaretta
mentre tu mi stringi
e mi sussurri parole
calde.
Bella e sbronza.
•12 aprile, 2009 • Lascia un commentoLe luci si sovrappongono
i suoni si affollano nella mia
mente mentre tutto sembra
muoversi e nel mio stomaco
un tumulto si condensa ed
emulsiona finché tutto non
esplode nella fredda bianca
solitudine di un gabinetto.
Quanto mi manca la tua
voce ed il tuo viso che
ondeggia davanti ai miei
occhi il tuo respiro la tua
presenza. E invece sono
qui piegata su un cesso
ad espellere nel modo più
innaturale che esista tutto
ciò che nel mio corpo si sta
muovendo. Vorrei sentire la
tua voce pronunciare di nuovo
quelle parole che mi fanno
stare bene anche se vorrei
vomitare tutta la mia anima.
«Come sei bella».
Sì, ma anche molto sbronza.
Stasi.
•23 marzo, 2009 • Lascia un commentoSi può ballare stando fermi?
La mia mente danza
sulle note della notte,
la tua bocca compagna
perfetta per la mia.
Danzano tenendosi per mano.
Improvvisamente amo ballare.
Febbraio.
•23 marzo, 2009 • Lascia un commentoLabbra morbide
ed un orgasmo
di calde lingue
e dolce sapore
di tabacco e di montagna.
Pensieri, di luminoso profumo
e silvestre dolcezza, si snodano
lungo il labirinto della mente,
come perversi itinerari
fra le fronde cerebrali.
Ti bacio.
Cadono dai tuoi occhi mille stelle.
Perché piangere, se si è felici?
… e chiamala primavera!
•22 marzo, 2009 • 2 commentiVento gelido che scompiglia i capelli,
pioggia sottile che frusta sul viso,
ombrelli che si scontrano,
macchine che passano
e ti sommergono.
E i mandorli in fiore?
E la dolce brezza pomeridiana?
Boh.
